No all’abbattimento degli alberi per il BRT di Bari.
Contributo al dibattito di Giorgio Skoff – Architetto e Paesaggista.
La realizzazione di una rete di trasporto pubblico rapido dovrebbe rappresentare un passo avanti nella costruzione di una città più giusta, più accessibile e meno dipendente dall’automobile privata. Un sistema BRT può migliorare la mobilità urbana, ridurre tempi di percorrenza, rendere più efficiente il trasporto collettivo e offrire nuove possibilità di connessione tra i quartieri. Nessuno che abbia davvero a cuore il futuro di Bari può essere contrario, in linea di principio, al rafforzamento del trasporto pubblico.
Ma proprio per questo occorre dirlo con forza:
Non esiste mobilità sostenibile costruita contro gli alberi.
Una città non diventa ecologica perché sostituisce un’infrastruttura con un’altra, né perché chiama “verde” un progetto che, nella sua realizzazione concreta, cancella alberature mature, ombra, suolo vivo, biodiversità e memoria urbana. La sostenibilità non è una parola da applicare ai rendering. È una coerenza da verificare nei cantieri. Se per realizzare una nuova infrastruttura pubblica si abbattono decine di alberi, se si impoveriscono strade già fragili, se si cancellano ombre preziose in una città mediterranea sempre più esposta alle ondate di calore, allora non siamo davanti a un avanzamento ecologico. Siamo davanti a una contraddizione.
Bari non può permettersi questa contraddizione.
Gli alberi urbani non sono arredi. Non sono elementi decorativi da spostare, sostituire o “compensare” con facilità. Un albero adulto è un’infrastruttura climatica, sanitaria, sociale e democratica. Produce ombra, abbassa la temperatura percepita, intercetta polveri sottili, assorbe anidride carbonica, ospita biodiversità, riduce il ruscellamento delle acque meteoriche, rende camminabili le strade, protegge anziani, bambini, persone fragili, lavoratori, studenti, cittadini che ogni giorno attraversano la città a piedi o aspettano un autobus.
Un albero adulto non vale quanto una giovane piantina promessa per il futuro. Questa equivalenza è una delle più gravi falsificazioni del linguaggio amministrativo contemporaneo. Dire “ne abbattiamo cinquanta e ne pianteremo cento” significa ignorare il tempo biologico, ecologico e urbano. Un albero maturo è il risultato di decenni di crescita. Una nuova piantumazione, anche quando viene realmente eseguita e correttamente mantenuta, impiegherà molti anni prima di offrire servizi ecosistemici paragonabili. Nel frattempo la città perde ombra oggi, perde qualità dell’aria oggi, perde comfort climatico oggi, perde bellezza oggi.
E una città che perde ombra perde democrazia.
L’ombra degli alberi è democratica perché non chiede reddito, biglietto, proprietà, consumo. Appartiene a chiunque attraversi lo spazio pubblico. Ripara chi cammina, chi aspetta, chi non può permettersi luoghi climatizzati, chi vive la città non come vetrina ma come quotidianità. In una città mediterranea, l’ombra non è un lusso paesaggistico: è un diritto urbano essenziale. Toglierla significa rendere lo spazio pubblico più duro, più caldo, più ostile, meno abitabile.
Per questo gli abbattimenti previsti o già eseguiti lungo i tracciati del BRT non possono essere considerati un danno collaterale. Sono una scelta politica. E come ogni scelta politica devono essere discusse, motivate, rese pubbliche, contestate quando necessario.
Non basta dire che gli alberi erano “in sofferenza”. Non basta dire che saranno “sostituiti”. Non basta dire che il progetto è finanziato, approvato o urgente. L’urgenza del cantiere non può cancellare l’urgenza climatica. I tempi del PNRR non possono diventare un alibi per impoverire il patrimonio arboreo della città. La velocità amministrativa non può prevalere sulla qualità ecologica dello spazio pubblico.
Se un albero è realmente malato, instabile, pericoloso, lo si dimostri con documenti tecnici pubblici, puntuali, verificabili. Se un tracciato interferisce con le alberature esistenti, si dimostri di aver studiato tutte le alternative progettuali possibili. Se una sezione stradale è incompatibile con gli alberi, si abbia il coraggio di dire che si è scelto di privilegiare una geometria infrastrutturale rispetto a un organismo vivente. Ma non si chiami questa scelta “sostenibilità”.
La sostenibilità vera non oppone autobus e alberi. Li tiene insieme.
Una città intelligente non sceglie tra trasporto pubblico e patrimonio arboreo. Ripensa sezioni stradali, corsie, fermate, marciapiedi, parcheggi, sensi di marcia, velocità, sottoservizi, materiali, pavimentazioni, priorità. Una città intelligente sa che il trasporto pubblico funziona meglio se le persone possono raggiungerlo camminando in strade fresche, ombreggiate, accessibili, confortevoli. Un BRT circondato da asfalto e alberi abbattuti rischia di diventare un paradosso: un’infrastruttura ecologica costruita distruggendo una parte dell’ecologia urbana esistente.
Bari deve scegliere da che parte stare.
Non basta proclamare la transizione ecologica. Occorre praticarla nei dettagli concreti: nel modo in cui si disegna una fermata, si protegge una radice, si modifica un cordolo, si salva una chioma, si riduce una carreggiata, si rinuncia a qualche posto auto, si rallenta un cantiere per evitare un danno irreversibile. La qualità di una politica urbana si misura proprio qui: nella capacità di non sacrificare ciò che è vivo sull’altare di ciò che è nuovo.
Per questo chiediamo con forza:
A. l’immediata sospensione degli abbattimenti non strettamente motivati da comprovato pericolo;
B. la pubblicazione del censimento completo delle alberature interferenti con il progetto BRT;
C. la pubblicazione delle valutazioni fitostatiche, fitosanitarie e agronomiche relative a ogni singolo albero destinato all’abbattimento;
D. la presentazione pubblica delle alternative progettuali studiate per salvare gli alberi esistenti;
E. l’apertura urgente di un tavolo tecnico e civico con Comune, progettisti, agronomi, paesaggisti, associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, consulte e ordini professionali;
F. la revisione delle sezioni stradali nei punti critici, assumendo come principio progettuale la conservazione prioritaria delle alberature mature;
G. un piano di compensazione non numerico ma ecologico, che distingua chiaramente tra sostituzione simbolica e reale recupero dei servizi ecosistemici perduti;
H. un programma di cura, irrigazione, monitoraggio e manutenzione pluriennale per ogni nuova piantumazione.
Non accettiamo più la retorica della compensazione facile. Non accettiamo più che gli alberi vengano descritti come ostacoli. Non accettiamo più che ogni trasformazione urbana venga presentata come inevitabile quando esistono sempre margini di scelta, di progetto, di correzione e di responsabilità.
Gli alberi di Bari non sono un intralcio alla modernità. Sono una condizione della sua sopravvivenza.
Difendere gli alberi non significa opporsi al cambiamento. Significa pretendere un cambiamento migliore. Significa affermare che la città del futuro non può essere costruita con la stessa cultura che ha prodotto la città calda, impermeabile, congestionata e ostile che oggi diciamo di voler superare. Significa ricordare che il trasporto pubblico, la qualità dell’aria, l’ombra, l’accessibilità, la salute e il diritto allo spazio pubblico appartengono alla stessa battaglia.
Questa è la vera mobilità sostenibile: non spostare più velocemente i corpi dentro una città impoverita, ma costruire una città nella quale muoversi significhi respirare meglio, camminare meglio, aspettare meglio, vivere meglio.
- Per questo diciamo no agli abbattimenti indiscriminati.
- No alla falsa alternativa tra BRT e alberi.
- No a una transizione ecologica che cancella il vivente.
- Sì a un trasporto pubblico forte, efficiente, accessibile.
- Sì a una città ombreggiata, permeabile, alberata, respirabile.
- Sì a un progetto che sappia correggersi prima di produrre danni irreversibili.
Bari ha bisogno di autobus migliori.
Ma ha bisogno anche di alberi vivi.
E una città che abbatte la propria ombra, proprio mentre il clima diventa più feroce, non sta preparando il futuro. Sta rendendo più povero il presente.
Gli alberi non si abbattono in nome della sostenibilità. Gli alberi si difendono perché sono già sostenibilità.